Edward Hopper nacque nel 1882 in una piccola cittadina nello stato di New York chiamata Nyach. Nato da una famiglia borghese e benestante non ebbe alcuna difficoltà quando manifestò le sue intenzioni di divenire un pittore, e dopo un approccio poco convinto alla scolta d’arte commerciale, preferì la New York School of Art.

Una lunga strada prima del successo (1905-1925)

Trasferitosi quindi a New York, e sotto le influenze del suo docente Robert Henri, grande pittore statunitense del realismo americano, diede vita e promosse il Gruppo degli Otto (The height), il primo movimento artistico statunitense del XX secolo. Composto da lui e da altri suoi amici pittori, compreso Henri, il gruppo di artisti condivideva le stesse idee ed entusiasmo per l’arte moderna europea. Il gruppo portò per la prima volta la vita urbana come soggetto artistico. Sulle tele veniva rappresentata la vita di ogni giorno per le strade di New York. Fu una rivoluzione non da poco se si tengono conto delle opere che attualmente venivano prodotte nella seconda metà del XIX secolo.

Edward Hopper - Self portrait (1906)
Edward Hopper – Self portrait (1906)

Nel 1906 Hopper visitò Parigi, ma non frequentò alcuna scuola artistica, bensì le vie ed i caffè della città, osservando anche qui gli aspetti della vita quotidiana cittadina. Lungo i parchi e le strade di Parigi si soffermava a dipingere all’aria aperta, ed in questo periodo fu molto influenzato dagli impressionisti che allontanarono il suo stile originale, più scuro e buio dovuto alle influenze delle opere del suo docente Henri. In questo periodo infatti era più attratto dalle luci che risaltavano dalle ombre.

Edward Hopper - Railroad Train (1908)
Edward Hopper – Railroad Train (1908)

Negli successivi anni Hopper visitò più volte il vecchio continente, dove fu assorbito completamente dalle ferventi correnti artistiche che in quel momento erano attive in Europa. Al suo ritorno definitivo negli Stati Uniti (1910) lo trovò in difficoltà sia dal punto di vista economico che emotivo, emozioni espresse dalle seguenti sue parole “tutto sembrava terribilmente crudo e rozzo quando tornavo a casa. Mi ci vollero 10 anni per gettarmi l’Europa dietro le spalle”.

Edward Hopper - Squam Light (1912)
Edward Hopper – Squam Light (1912)

Per molti anni, la sua attività di pittore non ebbe gli effetti sperati. Solo all’età di 38 anni ebbe la sua prima mostra personale, e solo nella metà degli anni Venti le sue opere cominciarono ad essere notate. In effetti questo fu dovuto in gran parte al fatto che solo in quegli anni il pubblico cominciò ad essere abbastanza maturo di comprendere le sue opere realistiche, luminose e ‘quotidiane’. Infatti lo spirito artistico “europeo” impiegò diversi anni a maturare anche negli intellettuali americani più vivaci, forti della loro tradizione nazionale.

Edward Hopper - Summer Interior (1921)
Edward Hopper – Summer Interior (1921)
Edward Hopper - Girl at a Sewing Machine (1921)
Edward Hopper – Girl at a Sewing Machine (1921)
Edward Hopper - Apartment Houses (1923)
Edward Hopper – Apartment Houses (1923)

Un realismo oggettivo, basato sulla luce

In molte opere successive si possono notare aspetti quanto mai unici nelle sue opere. Forte del realismo passatogli dal suo docente Henri, questo era però un realismo definito più “romantico” o “impegnato”, Hopper sviluppò invece un realismo “oggettivo” basato soprattutto su come i soggetti rappresentati dai quadri veniva colpiti dalla luce. Le opere di Hopper infatti narrano la quotidianità della vita americana, ma in modo oggettivo: le emozioni non sono manifeste da parte del pittore, ed i soggetti sembrano lì immobili, congelati in un istante rubato alla loro quotidianità. E’ l’illuminazione a giocare il ruolo di narratore, a dare sensazioni ed emozioni, a descrivere il quotidiano vivere nella sua serenità.

Edward Hopper - Room in new york (1932)
Edward Hopper – Room in new york (1932)
Edward Hopper - Room in new york (1932)
Edward Hopper – Room in new york (1932)

Il paesaggio Americano

Prima del suo successo, Hopper si dedicò all’acquaforte. In questo periodo (1915-1923) la sua attenzione si focalizzò soprattutto su alcuni soggetti, che saranno poi ripresi in seguito in molte sue opere, soprattutto i paesaggi americani. Risale al 1920 la sua opera di acqua forte American Landscape.

Edward Hopper - American Landscape (1920)
Edward Hopper – American Landscape (1920)

Infatti nel corso degli anni Hopper non solo si accentrò sui soggetti “rubati” nella quotidianità all’interno delle loro abitazioni, ma anche di piccoli scorci di abitazioni sia di campagna che di piccoli centri. Anche se il soggetto è completamente diverso, anche qui ritroviamo quel gioco di luce, che dà sempre l’impressione di una descrizione della realtà oggettiva, senza voler in qualche modo rimanere coinvolto nel quadro con espressioni in qualche modo emotive.

Edward Hopper - adam s house (1928)
Edward Hopper – adam s house (1928)
Edward Hopper - house by the railroad (1925)
Edward Hopper – house by the railroad (1925)
Edward Hopper - Lighthouse Hill (1927)
Edward Hopper – Lighthouse Hill (1927)

La difesa del Realismo

Giunti agli anni 50, nuove correnti astratte incalzavano contrastando fortemente con le loro idee e opere, la figurazione ed il realismo delle opere di molti pittori contemporanei, tra cui lo stesso Hopper. L’artista in questi anni, insieme a molti altri suoi amici e artisti realisti, operò molto per difendere il Realismo. Uscì quindi nel 1953 il primo numero del  Reality – A Journal fo Artist’s Opinion, un periodico in cui gli artisti realisti esprimevano le loro idee sul concetto di pittura. Inoltre vi erano presenti molti riferimenti contro lo strapotere della critica che insieme al mercato e al sistema galleristico che insieme cercavano di dettare i gusti e le leggi di quali opere dovessero essere attuali e da apprezzare.

Edward Hopper - Summer Evening (1947)
Edward Hopper – Summer Evening (1947)

Sono di questi anni le sue ultime opere in cui cominciano a comparire nelle sue opere delle forti cariche evocative, non così più oggettive e distaccate come lo erano in precedenza. Giochi di luce, ancora fortemente presenti, e forti ortogonalità, evocano insieme ai soggetti rappresentati scene di solitudine e di silenzio.

Hopper, Excursion into Philosophy 1959
Hopper, Excursion into Philosophy 1959
Edward Hopper - Hotel by a railroad (1952)
Edward Hopper – Hotel by a railroad (1952)

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