Il maggior esponente della pittura “a macchie”, ma forse anche di tutto l’Ottocento Italiano, Giovanni Fattori ha lasciato dietro di sé opere di una bellezza e di un livello indiscutibili. Grazie ai suoi soggetti rurali della campagna livornese, dei soldati e dei suoi splendidi ritratti ha reso immortali immagini di un periodo particolare: la nascita dell’Italia.

I primi anni

Giovanni Fattori nacque a Livorno nel 1825 da una benestante famiglia di mercanti. Di famiglia agiata, non ebbe problemi nella sua scelta di aspirante artista e molto presto (1846) si trasferì a Firenze, per perfezionare la sua tecnica. Di questo periodo giovanile, non risultano prodotti grandi opere da parte dell’artista, anche se non era certamente inattivo. Infatti, in questi anni si iscrisse alla scuola di Giuseppe Bezzuoli (maggior artista romantico della scuola fiorentina), ma come scrisse in una sua autobiografia molti anni più avanti, questa esperienza non gli portò grandi giovamenti, dato che il maestro prestava poca attenzione verso i suoi allievi.

Giovanni Fattori - autoritratto (1854)
Giovanni Fattori – autoritratto (1854)

Questa povertà “artistica” è molto probabilmente dovuta al periodo particolare che intercorreva a quei tempi a Firenze, e quindi alla bassa quantità di stimoli “innovativi” a cui un giovane artista, come il Fattori, poteva essere sottoposto. Infatti siamo in pieno periodo quarantottino, e quindi anche quella che una volta era una città ricca di stimoli innovativi, era ora soffocata da tendenze conservatrici ed autoritarie. L’Accademia era in piena bonaccia di ristagno, e persistevano solo quei filoni storico-classici rappresentati da artisti di calibro come Enrico Pollastrini. Fu proprio in questa vena artistica ancora “viva”, che il Fattori indirizzò la sua espressione giovanile.

La pittura “a Macchie”

Verso la seconda metà del 1850 comunque, si cominciò a diffondere tra gli artisti toscani dell’epoca una nuova tecnica di pittura “a macchia” che rinnovò completamente la grafica dei quadri dell’epoca, accentuando il chiaroscuro, modificando i passaggi di colore e gli effetti di percezione delle immagini. Questa nuova tecnica prese così velocemente piede tra tutti gli artisti toscani dell’epoca, tra cui anche il Fattori, stanchi di una “stagnante” pittura classica “a velature”.

Giovanni Fattori - Soldati francesi (1859)
Giovanni Fattori – Soldati francesi (1859)

La presenza dei soldati francesi nella città di Firenze nel 1859 era segno della turbolenza di quei tempi, ed influenzò molto il Fattori che li riprodusse in alcune opere, e diede inizio a tutta una serie di pitture “storiche” in cui scene di battaglia vennero rappresentate in moltissime opere del Fattori, rappresentando con le nuove tecniche di pittura, i soggetti della pittura classica, come scene belliche. Opere che caratterizzeranno in parte lo stile di questo grande pittore.

Giovanni Fattori - Carica di Cavalleria a Montebello (1862)
Giovanni Fattori – Carica di Cavalleria a Montebello (1862)
Giovanni Fattori - Carica di Cavalleria (1872)
Giovanni Fattori – Carica di Cavalleria (1872)

Ritorno a Livorno – i ritratti e i paesaggi

Dopo il 1960 il Fattori ritornò a Livorno, spinto dai problemi di salute della sua giovane moglie, che lo tennerò occupato fino al 1967, anno della morte della donna. In questo periodo, Fattori sviluppò molto la pittura ritrattistica che lo portò alla creazione di splendide opere, come il Ritratto della Cugina Argia.

Giovanni Fattori - La cugina Argia (1861)

Ma non solo. In questo periodo il Fattori sviluppò una tecnica espressiva particolare nel rappresentare i soggetti rurali della campagna livornese. Opere in cui si riscontra una forte gamma cromatica, con forti effetti luminosi, il tutto rafforzato proprio dalla tecnica “a macchia”.

Giovanni Fattori - Le macchiaiole (1865)
Giovanni Fattori – Le macchiaiole (1865)

 

Giovanni Fattori - Le acquaiole livornesi (1865)
Giovanni Fattori – Le acquaiole livornesi (1865)

Quindi si ha in questi anni uno sviluppo personale della tecnica “a macchia”, che ne assume delle caratteristiche peculiari tipiche di questo artista, e che acquisisce nuove realizzazioni grafiche nei diversi soggetti, consolidandosi gradualmente fino ad arrivare nei periodi successivi alla realizzazione delle sue opere più famose.

E’ inoltre in questo periodo, che il Fattori entra a far parte di quel gruppo di pittori ed artisti, chiamati appunto “macchiaioli”. Tutti questi artisti cominciarono infatti in quegli anni a ritrovarsi a Castiglioncello, ospiti nella tenuta di Diego Martelli in Maremma. Qui tutti questi pittori, come appunto Fattori, Abbati, Signorini, Buonamici, Tedesco, e altri ancora (eccetto Lega), ebbero l’opportunità di scambiarsi opinioni, di influenzarsi a vicenda e sviluppare nuove modalità rappresentative della tecnica “a macchia”. Molte opere del Fattori di questi anni sono proprio state realizzate a Castiglioncello.

Giovanni Fattori - Diego Martelli a Castiglioncello (1867)
Giovanni Fattori – Diego Martelli a Castiglioncello (1867)

La maturità artistica

Ma è solamente dagli anni Settanta che vediamo nelle opere del Fattori la piena maturità artistica. Fu infatti la fusione di tutte le tecniche rappresentative maturate negli anni precedente, la fusione dei soggetti di natura classica con la pittura “a macchie”, e le sue ricerche espressive nei diversi contesti che portò a quella che è possibile definire la pittura “Fattoriana”.

Giovanni Fattori - La vedetta (1872)
Giovanni Fattori – La vedetta (1872)

Ritroviamo infatti in queste opere tutte le diverse tematiche e tecniche delle opere precedenti, però consolidate e fuse in un solo genere.

Giovanni Fattori - Barrocci romani (1873)
Giovanni Fattori – Barrocci romani (1873)

Tale caratteristica non si spense negli anni, tanto che la supremazia del Fattori “tardo” rimase indiscussa, grazie anche ad altri capolavori che si andavano via via aggiungendosi alle opere precedenti.

Giovanni Fattori - Il bersagliere (1889)
Giovanni Fattori – Il bersagliere (1889)
Giovanni Fattori - La figliastra (1889)
Giovanni Fattori – La figliastra (1889)

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