Antonio Donghi ed il Realismo Magico

Antonio Donghi ed il Realismo magico

Riscoperto molto recentemente, a tal punto che molte delle sue opere hanno raggiunto in recenti aste con cifre da capogiro, Antonio Donghi è uno degli esponenti principali di quella corrente artistica definita il Realismo magico. Questa corrente artistica, principalmente italiana, si sviluppò nel ventennio compreso tra i due conflitti mondiali, e anche se oggi poco nota ai molti, vale la pena riprenderla in esame, grazie alle opere di questo artista.

Antonio Donghi - Donna al Caffè (1931)
Antonio Donghi – Donna al Caffè (1931)

Antonio Donghi nasce a Roma alla fine dell’Ottocento (1897) e dopo gli studi di base riusci ì a completare gli studi presso il Regio Istituto di Belle Arti di Roma proprio poco prima dell’entrata dell’Italia in guerra nel 1916. Richiamato alle armi fu inviato nel fronte francese. Al termine della guerra, Antonio Donghi riprese lo studio della pittura, interessandosi particolarmente alla pittura classica del Seicento e del Settecento di cui erano pieni i musei italiani.

Antonio Donghi - Convento (1928)
Antonio Donghi – Convento (1928)

Già dal 1922 il giovane pittore cominciò a presentare le sue opere in alcune importanti mostre, dove il tema generale era quello di stile neoclassico. Le sue opere piacquero già immediatamente che al termine del 1924 riuscì a partecipare ad una importantissima mostra a Milano curata dallo scrittore e critico d’arte Ugo Ojetti, in cui partecipavano artisti del livello di de Chirico, Trombadori e Virgilio Guidi. E’ proprio in questo periodo che le sue opere insieme a quelle di altri artisti vennero raccolte in uno stile chiamato Realismo Magico, termine coniato per la prima volta dal critico tedesco Franz Roh.

Antonio Donghi - Donne per le scale (1929)
Donne per le scale (1929) – Antonio Donghi

Tale stile si basava sulla fusione rappresentativa tra realtà ed immaginazione. Lo scrittore Massimo Bontempelli definì il Realismo Magico con la seguente frase: «L’immaginazione non è il fiorire dell’arbitrario, e molto meno dell’impreciso. Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta». E le opere e lo stile di Donghi esprimono perfettamente questi concetti con i suoi soggetti rappresentati dai contorni ben definiti, immobili, ma che esprimono nell’insieme una sensazione di irrequietezza, di introspezione, tanto da ricercare un qualcosa oltre la staticità dei personaggi.

Antonio Donghi - Juggler (1926)
Giocoliere (1926) – Antonio Donghi

Donghi riuscì infatti ad esprimere con le sue pitture, un senso di concretezza astratta, una iperrealtà che adorna di magia un realismo rappresentativo. Molte delle sue opere si orientano sempre sugli stessi temi preferiti: ritratti di persone, spesso protagonisti dell’avanspettacolo come attrici, cantanti e saltimbanchi. I soggetti vengono raffigurati in atteggiamenti particolari, con pose immobili, senza dinamismo, ma con una tensione espressiva evidente.

Antonio Donghi - Giocoliere (1936)
Giocoliere (1936) – Antonio Donghi

Grazie alle sue opere, il successo dell’artista fu molto rapido e già dal 1925 il suo talento fu riconosciuto a livello internazionale, partecipando a molte esibizioni d’arte negli Stati Uniti, ma anche in Argentina ed in altre parti d’Europa. Nella seconda metà degli anni ’30, ottiene l’insegnamento presso la Regia Accademia di Belle Arti di Roma, e quindi la sua attività si divide tra pittura ed insegnamento.

Antonio Donghi - Autoritratto (1943)
Autoritratto (1943) – Antonio Donghi

Nel secondo dopoguerra, l’artista si fece più riservato, e gran parte delle sue creazioni furono realizzate appositamente per i suoi affezionati collezionisti. Negli anni Cinquanta fino alla data della sua morte (1963) Donghi produsse esclusivamente paesaggi, ma furono opere che assunsero nella sua carriera artistica un tono minore, trovandosi in disarmonia con gli stili astratti del momento.