George Grosz – la pittura tedesca tra il dadaismo e gli orrori del regime nazista

Il pittore tedesco George Grosz (1893 – 1959) visse a cavallo tra le due guerre mondiali in prima persona, vivendo di persona questi eventi traumatici. Inoltre la sua esperienza diretta con l’ascesa al potere del nazismo e le sue simpatie comuniste, fecero maturare in questo artista uno stile caricaturista, in parte grottesco, che da sempre ha caratterizzato i suoi lavori. Lo stile di Grosz è infatti caratterizzato da un’interpretazione brutalmente distorta di soggetti che rappresentavano la società civile dell’epoca, descrivendo una realtà che lo circondava sgradevole e discutibile.

George Grosz - Eclisse di sole (1926)
George Grosz – Eclisse di sole (1926)

George Grosz

George Grosz nasce a Berlino nel 1893, e mostrando immediatamente le sue doti nel campo delle arti figurative, studia pittura all’accademia di Dresda. Nel 1913 fece un viaggio a Parigi, capitale artistica dell’epoca, per ampliare le sue conoscenze artistiche. Fu in questo viaggio che entrò in contatto con le avanguardie del futurismo e del cubismo, rimanendone molto influenzato.

George Grosz - (1893 -1959)
George Grosz – (1893 -1959)

fino al 1914, anno in cui la Germania entra in conflitto con gli stati vicini in quella che presto sarà la Prima Guerra Mondiale. Arruolatosi volontario, viene portato al fronte, in cui osserva di persona gli orrori di questa guerra lenta e distruttiva. Queste esperienze saranno uno degli elementi che maggiormente influenzeranno lo stile di Grosz.

George Grosz - Ein Opfer der Gesellschaft (1919)
George Grosz – Ein Opfer der Gesellschaft (1919)

Nel 1917 tornato a Berlino come reduce si mostra in pubblico come chiaramente contrario al conflitto. In questi anni di protesta, il pittore sviluppò uno stile particolare, in cui i soggetti rappresentati in maniera realistico-satirica, presentano forti influenze dello stile futurista.

George Grosz - Metropolis 1916-1917
George Grosz – Metropolis (1916-1917)

Nel 1918 essendo già riconosciuto come disegnatore e pittore di talento dalla comunità artistica, partecipò alla creazione del movimento Dada, divenendo uno dei protagonisti del dadaismo tedesco. Espresse spesso le sue simpatie comuniste all’interno del movimento dadaista, cercando di influenzare con le sue idee le rappresentazioni delle tematiche affrontate dal gruppo artistico. Nel 1920 contribuì all’organizzazione della Prima esposizione Internazionale Dada.

George Grosz - Scena di strada 1930
George Grosz – Scena di strada (1930)

Nel corso di tutti gli anni compresi tra i due conflitti Mondiali, George Grosz realizzò moltissime opere, oltre a dipinti, contavano anche moltissimi schizzi, e fotomontaggi tipici del dadaismo. Sensibile alle problematiche dell’epoca in cui viveva, tutte le sue rappresentazioni furono caratterizzate da colori spenti, soggetti deformati e caricaturizzati che “agivano” in una realtà discutibile, poco accettabile socialmente.

George Grosz Giorno Grigio 1921
George Grosz – Giorno Grigio (1921)

L’esempio più famoso di questo suo stile è certamente l’opera I pilastri della società (1926), dipinto in cui l’autore rappresenta in forma allegorica la repubblica di Weimar. Grosz rappresenta nella sua forma grottesca la classe dirigente dell’epoca: lo studente aristocratico che beve birra, impugna la spada e sfodera la spilla a svastica sulla cravatta, il giornalista reazionario con un orinale in testa, il politico socialdemocratico che sventola una piccola bandiera tedesca, il cappellano militare esaltato dal fervore dell’epoca e circondato da soldati con le spade insanguinate, con le case bruciate a fare da sfondo. Un’opera eccellente che esprime un quadro dell’epoca vista dagli occhi di Grosz.

George Grosz - I pilastri della società 1926
George Grosz – I pilastri della società 1926

Fanno eccezione altre opere, in cui l’artista mostra la sua bravura nell’uscire da questo suo stile, con rappresentazioni più realistiche. Si tratta di casi in cui il soggetto non rientrava nelle sue contestazioni. In queste opere si riesce a percepire la bravura dell’artista a rappresentare in ogni dettaglio le particolari caratteristiche del soggetto. Uno di questi esempi è il Ritratto dello scrittore Max Hermann-Neisse, pittura ad olio su tela del 1925.

George Grosz - Ritratto dello scrittore Max Hermann-Neisse 1925

o anche il Ritratto del Dr. Felix J. Weil (1926), in cui l’artista esprime anche la sua abilità nel rappresentare un soggetto assolutamente privo del suo stile grottesco e caricaturista.

Portrait of Dr. Felix J. Weil (1926), George Grosz

Il periodo statunitense

Nel 1933, con l’avvento del nazismo, l’artista George Grosz, proprio a causa delle sue opere e delle sue idee da sempre esternate, deve lasciare la Germania e trasferirsi negli Stati Uniti. Qui l’artista continua a creare opere, in cui però il soggetto delle sue rappresentazioni si fa sempre più cupo, oscuro, con oscure visioni di guerra e con scene che esprimono il regime nazista nelle sue più torbide attività.

George Grosz - La danza dell'uomo grigio 1949
George Grosz – La danza dell’uomo grigio (1949)

Negli anni 50 molte sue opere, pur continuando ad esprimere gli stessi soggetti deformati o grotteschi, furono realizzate in piena chiave surrealista.

The painter of the hole II (1950)

Nel 1958, l’artista ritorno a vivere in Germania, dove morì l’anno seguente a 65 anni per un motivo decisamente singolare: ubriaco ritornando a casa in piena notte, confuse la porta della cantina con quella di casa, dove cadde lungo le scale, morendo per la caduta.

Autore dell'articolo: Fabio Nelli