Le domus de janas e la necropoli di Sant’Andrea Priu

Nelle vallate più selvagge della Sardegna racchiuse da scoscese pareti di roccia si possono trovare scavate nella roccia molte grotticelle artificiali scavate a scopo funerario: le domus de janas.

Domus de jadas scavate sulle rupi delle montagne
vallate sarde con pareti rocciose in cui sono scavate le domus de janas

Vengono chiamate domus de janas, letteralmente “casa delle fate“, perchè gli antichi credevano che fossero abitate da minuscole creature fatate, le janas. Si credeva che questi esseri uscissero all’aperto durante le notti di luna piena, intenti ad intessere fili d’oro. Questi spiriti notturni avevano anche il compito di vegliare sul sonno dei bambini e nel castigare gli uomini avidi e bugiardi.

Domus de jadas necropoli

Le domus de janas note in Sardegna sono circa 3500. A partire dal periodo finale del Neolitico (intorno al 4500 a.C), le popolazioni sarde primitive cominciarono a scavare nella roccia delle cavità per scopi funerari. Questa usanza andò avanti per tutto il IV ed il III millennio a.C. e si diffuse prevalentemente per tutta l’isola, eccetto la zona della Gallura, che unica sembrerebbe non presentare ancora questo fenomeno.

domus de jadas ricavate su una parete rocciosa
domus de janas ricavate su di una parete rocciosa

Tutte queste tombe scavate nella roccia, vennero spesso usate e riutilizzate nei diversi periodi storici, modificandosi ed ampliandosi con il susseguirsi dei periodi storici. Alcune di esse conservano ancora una struttura semplice mono cella, altre hanno raggiunto una complessità tale da diventare vere e proprie strutture complesse che poi furono utilizzate in epoca recente anche per scopi religiosi, convertendole in vere e proprie chiese.

Domus de jadas - necropoli di Sant'Andrea Priu entrata
Una domus de janas

Non tutte le domus de janas sono state scavate in pareti di roccia perpendicolari. In zone più pianeggianti, queste cavità tombali furono ricavate scavando nel piano roccioso-calcareo presente sul terreno: gli ipogei funerari. Quest’ultimi sono molto diffusi nella zona nord-occidentale della Sardegna. Uno dei siti più famosi è la necropoli di Anghelu Ruju ad Alghero, che conta ben 38 tombe scavate su di un piano roccioso.

Domus de jadas - La tomba del re entrata
Entrata della Tomba del Capo

La necropoli di Sant’Andrea Priu e la Tomba del Capo

Una delle zone a più alta concentrazione di domus de janas è la necropoli di Sant’Andrea Priu. Questo sito archeologico si trova nel comune di Bonorva non molto lontano da Sassari. Il complesso di domus de janas è uno dei più importanti e più significativi di tutta la Sardegna, tra cui spicca, per importanza e complessità, la Tomba del Capo, che conta ben 17 diversi vani.

Domus de jadas - La tomba del re della necropoli di Sant'Andrea Priu

Oltrepassato il portello di accesso della Tomba del Capo si entra in un mondo sotterraneo variegato. Questo complesso di 17 celle, è il risultato di diversi processi di ampliamento durante i diversi periodi storici, in base alla necessità e alle esigenze della comunità del vicino centro abitato.

Domus de jadas - La tomba del re soffitto affrescato
Affreschi sul soffitto all’interno di una delle celle principali

L’accesso alla Tomba del Capo, come quasi per tutte le domus de janas, è stato progettato per poter essere chiuso da una grossa pietra. Questo valeva soprattutto nel periodo neolitico in cui queste strutture venivano utilizzate solo a scopo funerario. L’accesso veniva aperto per le cerimonie funerario e poi successivamente richiuso. Spesso anche nascosto da terra e boscaglia.

Domus de jadas - La tomba del re ritratto necropoli di Sant'Andrea Priu
Affresco paleocristiano all’interno di una dei vani adibiti a scopo religioso

Una volta entrati nell’ipogeo si accede alla struttura costituita da ben 18 vani, di cui tre particolarmente vasti, disposti lungo lo stesso asse, e quindici cellette più piccole, distribuite attorno ad un nucleo centrale. Questa tomba subì alcune trasformazioni in età paleocristiana, bizantina e medioevale, quando venne adibita a luogo di culto, per poi essere riconsacrata nel 1313, come chiesa intitolata a Sant’Andrea dal vescovo di Sorres, Guantino di Farfara.

Domus de jadas - La tomba del re buche sul pavimento
Sul pavimento venivano scavate delle piccole cavità per porre doni e candele.

Durante il riuso dell’ipogeo i tre ambienti principale furono destinati al culto con le seguenti funzioni: nartece per i catecumeni, ossia colore che ancora non avevano ricevuto il battesimo; aula per i fedeli già battezzati e presbiterio riservato ai sacerdoti.

Autore dell'articolo: Fabio Nelli