Nepi, la città delle acque e dei Borgia

Tra Viterbo e Roma sorge la città di Nepi, centro di antichissime origini. Già al tempo degli etruschi giocò un ruolo importante nelle strategie espansionistiche dei Romani. Poi secoli più tardi, da Nepi partì un esercito longobardo che occupò la capitale e impose il papa Costantino II. Secoli avanti, fu feudo dei Borgia e rifugio temporaneo per Lucrezia. Oggi come allora, comunque, Nepi è anche nota per l’acqua che da sempre ha giocato un ruolo importante per questa città.

Nepi - Duomo di Nepi navate laterali

La origini e la storia di Nepi

Le origini di Nepi sono antichissime. Già nota in epoca etrusca come Nepa, che in etrusco significa “acqua”, questa città è da sempre legata a questa importantissima risorsa. Ancora oggi noi tutti la conosciamo soprattutto per la nota acqua minerale che ne porta il nome.

Serpente sacro estrusco

Per quanto riguarda la sua fondazione, esiste una leggenda che narra che Termo Larte, il mitico fondatore della città, mentre stava scavando dei solchi per delimitare i confini del nuovo insediamento, vide un serpente acquatico apparire allo scoperto.
Questo serpente per gli etruschi era sacro, ed identificato come la manifestazione di divinità acquatiche. L’apparizione del serpente fu quindi interpretata come segno del ben volere delle divinità acquatiche.
Quindi gli abitanti decisero di consacrare la nuova città all’acqua e alle sue divinità. Questo doveva accadere ben 458 anni prima della fondazione di Roma. Nonostante la leggenda etrusca, alcuni ritrovamenti archeologici sembrerebbero far risalire l’origine della città ad epoche ancora più remote.


Palazzo comunale di Nepi

Indipendentemente dalle sue origini, la città etrusca divenne un’alleata di Roma. Questa scelta segnò favorevolmente il suo destino. Dopo l’espansione romana a discapito delle vicine città etrusche, Nepi divenne invece ricca e potente acquisendo il tipitolo di municipium.

Nel Medioevo, nonostante i saccheggi dovuti alle invasioni barbariche, la città non diminuì la sua importanza, e documenti dell’epoca la testimoniano come sede vescovile già nel IV secolo d.C. Con i Longobardi, Nepi divenne ducato e tale fu la sua potenza che con Totone, duca di Nepi di stirpe longobarda, inviò un esercito ad occupare la vicina Roma. Roma indebolita dalle continue invasioni, fu assoggettata da Totone e fu incorporata nel ducato. Durante il conclave del 768, Totone fece forti pressioni per la nomina papale di suo fratello, che salì infatti al trono pontificio come Costantino II.

Longobardi

Nel 1244, dopo oltre un secolo come Libero Comune, Nepi fu assediata dall’imperatore Federico II, che ne fece un feudo. Molte furono le famiglie che dominarono come feudatari della città di Nepi, tra cui gli Orsini ed i Colonna, ma importante e caratteristico fu il dominio della famiglia Borgia, ed in particolare di Lucrezia Borgia, che qui residette al riparo dagli intrighi di Roma, dopo l’assassinio di suo marito. Oggi il castello della città porta appunto il nome Rocca dei Borgia. Passata poi ai Farnese, entrò direttamente sotto il dominio dello Stato della Chiesa di cui ne condivise le sorti fino all’annessione allo stato italiano.

La Rocca dei Borgia

Il Castello di Nepi nella tradizione popolare ha assunto il nome di Rocca dei Borgia essendo intimamente legato all’importante famiglia di origine catalana. In realtà, quanto oggi visibile è il risultato di sovrapposizioni che testimoniano della unga continuità storica che caratterizza la cittadina di Nepi.

Rocca dei Borgia

Il nucleo originale della rocca, infatti, poggia le fondamenta su una fortificazione di epoca romana posta a difesa del lato occidentale dell’abitato. Dopo l’elezione al pontificato di Alfonso Borgia nel 1455, si aprì per Nepi un periodo di importanti cambiamenti urbanistici che comportarono lavori di restauro della città e, molto probabilmente, di ampliamento della rocca.

Rocca dei Borgia

Forse a questo periodo deve essere riferita la realizzazione della cinta rettangolare difesa da quattro bastioni circolari che andò ad inglobare e proteggere il nucleo originale del castello. Importanti modifiche furono apportate fra il 1479 ed il 1493. I lavori furono eseguiti sotto la direzione del maestro Antonio Fiorentino da molti identificato con Antonio da Sangallo il Vecchio. La fortezza fu dotata di locali residenziali ed altri se ne aggiunsero sul finire del 1499. Questi ampliamenti furono realizzati sotto Rodrigo Borgia, il quale nel 1479 era divenuto proprietario di Nepi.

Lucrezia Borgia

Rodrigo, divenuto da alcuni anni papa con il nome di Alessandro VI, con un mandato del 9 ottobre 1499 investì la figlia Lucrezia del feudo di Nepi, comprendente, oltre la città e la rocca, il territorio ed il distretto. Dopo una prima visita a seguito dell’investitura, Lucrezia Borgia (1480-1519) tornò a Nepi nell’anno successivo, a seguito dell’assassinio del consorte, Alfonso d’Aragona. Il suo soggiorno nel castello non durò a lungo. Arrivata nel mese di settembre, rientrò a Roma già all’inizio del 1501.

Duomo di Nepi

Duomo di Nepi

La Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, nota più comunemente a tutti come Duomo di Nepi, si erge dove precedentemente vi era un tempio dedicato a Giove. Un precedente edificio di culto fu saccheggiato e distrutto nel 568 durante le guerre tra Longobardi e Bizantini per il predominio della città. Sulle rovine di questo edificio fu edificata una nuova chiesa.

Interno del Duomo di Nepi

Nel XI secolo d.C. la chiesa fu ingrandita ed abbellita, arricchendosi di numerose opere d’arte e di nuovi ambienti. Purtroppo nel 1798 le truppe napoleoniche dirette a Roma, saccheggiarono ed incendiarono la Chiesa. Grazie a vari interventi effettuati nella prima metà dell’Ottocento, la basilica ritornò ai suoi antichi splendori ed è quella che possiamo ammirare attualmente.

Doppie navate laterali

Come visto dalla sua travagliata storia, il Duomo di Nepi attuale conserva solo parzialmente le varie strutture costruite e poi distruttue nelle varie epoche. Per esempio il portico esterno, oggi è composto solo da tre archi e due colonne di granito. Nel XV secolo, epoca in cui fu realizzato, il portico si estendeva sia sulla facciata che sulla parte laterla dell’edificio, lungo il corso centrale di Nepi. All’interno del portico sono stati raccolti alcuni frammenti marmorei come testimonianza delle varie epoche, tra cui un sarcofago di epoca romana, un frammento di pavimento in opus alexandrinum del 1266, ed un epigrafe del 1131 in cui si riporta il primo atto del Libero Comune di Nepi.

Sarcofago romano sotto il portico

Una volta entrati all’interno della basilica, si possono notare ben 5 navate divise da 4 colonne di pilastri. L’interno è suggestivo grazie alla ricchezza di colori e di affreschi. Di rilevanza storica il crocifisso ligneo del 1532/33 di Antonius Ispanus, situato sopra un altare nella navata a sinistra. Ancora più bella da visitare è la cripta del XI secolo d.C, con 24 bellissime colonne con capitelli minuziosamente scolpiti e testimonianze del simbolismo tipico dell’arte medioevale. La cripta ad oratorium risale all’XI secolo. È sorretta da 24 colonne di spoglio e paraste aggettanti lungo le pareti. Variegatissima la tipologia di capitelli, vero e proprio compendio del bestiario e del simbolismo tipico dell’arte medioevale

Il campanile del Duomo di Nepi

Il campanile che attualmente si può osservare è opera di Jacopo Ungarico da Caravaggio. Completato nel 1511, presenta ancora alcuni strati di muratura del precedente campanile in stile romanico.

Autore dell'articolo: Fabio Nelli