Pizzo Calabro e gli ultimi giorni di Gioacchino Murat

Il piccolo centro di Pizzo Calabro è stato testimone di un importante evento storico: lo sbarco di Gioacchino Murat, il re di Napoli in fuga dai Borboni e cognato di Napoleone, la sua breve prigionia nel castello aragonese e la sua fucilazione in piazza. In questo luogo terminarono i sogni di rivincita di questo comandante napoleonico che ancora oggi qui riposa nella chiesa Matrice di San Giorgio. Oggi, a due secoli di distanza, Pizzo, oltre che alla sua storia, offre a tutti i visitatori uno splendido mare azzurro ed il famoso Tartufo di Pizzo.

Veduta della costa tirrenica da Piazza Repubblica

8 Ottobre 1815 – Lo Sbarco di Murat a Pizzo

La domenica del 8 Ottobre del 1815 veleggiava a largo di Pizzo, una flotta composta da 3 bastimenti, da uno di questi era stata calata in mare una scialuppa con a bordo 31 persone. Tre uomini stavano in piedi sulla prua della piccola imbarcazione, il primo tra questi era Gioacchino Murat.

Re Gioacchino, il fiero cognato di Napoleone, indossava una elegante giacca blu, bordato d’oro al colletto, sul petto e alle tasche. Aveva un pantalone rosso, stivali speronati, una cintura alla quale erano infilate un paio di pistole, un cappello guarnito di piume. Infine sul braccio sinistro portava arrotolata la sua antica bandiera reale, attorno alla quale contava di radunare i suoi nuovi partigiani per riconquistare il trono del Regno di Napoli da poco sottrattogli dai Borboni.

Gioacchino Murat, re di Napoli
(1º agosto 1808 – 22 maggio 1815)

Sbarcato a Pizzo, Murat si mise alla testa del piccolo esercito di uomini e marciò verso la città collegata alla spiaggia da un’impervia scalinata. Suonavano le dieci quando arrivò nella piazza principale del paese. Tutti gli abitanti guardarono attoniti quella strana gente appena arrivata e lo sbalordimento fu maggiore quando videro sbucare quella piccola truppa condotta da un uomo così riccamente vestito. Giunse fino in mezzo alla folla senza che nessuno lo riconoscesse, malgrado fosse già stato a Pizzo 5 anni prima quando era ancora Re.

Piazza della Repubblica

Rivolgendosi ai presenti disse con voce energica “riconoscete il vostro Re?“.
Ma i suoi appelli caddero nel vuoto davanti a quei calabresi reticenti e visibilmente sospettosi e quasi tutti finirono per svignarsela. Il generale Franceschetti vedendo che nessun segno amichevole accoglieva il Re, gli consigliò di tornare a bordo. “E’ troppo tardi“, disse Murat, “i dadi sono gettati, che il mio destino si compia a Monteleone“.

il Generale Vito Nunziante

Ma non riuscì ad arrivare neanche a Monteleone per combattere con il suo rivale il Generale borbonico Vito Nunziante, allora Governatore militare delle Calabrie. Intercettato dalla gendarmeria borbonica, fu arrestato e fatto rinchiudere nelle carceri del castello aragonese, oggi noto come Castello di Murat. Nunziante saputo dell’arresto volle accertarsi dell’identità dell’arrestato e informato Ferdinando IV di Borbone, questi nominò una commissione militare per giudicare l’ex-re in fuga. A capo della commissione, composta da 7 giudici, presiedeva proprio Nunziante, a cui il re aveva ordinato di applicare la sentenza di morte.

Targa in marmo che ricorda la fucilazione di Gioacchino Murat

La condanna capitale avvenne poche ore dopo. Fu fucilato il 13 ottobre 1815 (5 giorni dopo il suo sbarco a Pizzo). Si racconta che Gioacchino affrontò l’esecuzione con grande fermezza, rifiutando di farsi bendare. Pare che le sue ultime parole siano state: “Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco!

Entrata del Castello di Murat

Il Castello di Murat

L’edificazione del Castello di Murat avvenne in due periodi storici diversi. La parte più antica, risalente alla fine del 1300, di epoca angioina, è quella costituita dalla torre più grande, detta Torre Mastia. La sua costruzione faceva parte di un progetto di allestimento di un sistema difensivo più ampio, creato allo scopo di difendere il tratto costiero calabrese, con tutti i suoi centri abitati dalle numerose incursioni saracene.

Il Castello Murat visto dalla Piazza centrale

Ben 100 anni dopo, Ferdinando I di Aragona, continuò quel processo di fortificazione della costa meridionale italiana, da anni ormai presa di mira dalle scorrerie saracene. Quindi il centro abitato di Pizzo rientrò nell’ordinanza del 12 Novembre 1480, in cui si decretava la fortificazione di Reggio e la costruzione di castelli di appoggia a Crotone, Cariati, Corigliano, Belvedere e Pizzo.

Veduta della costa dal Castello di Murat

Per Pizzo fu disposto quindi di integrare alla torre angioina già esistente, un massiccio corpo rettangolare, munito di una torre a tronco conico, alquanto più piccola della precedente, e di costruire poco più in basso, a strapiombo sulla Marina, una torretta di guardia. I lavori si protrassero dal 1481 al 1485. Ultimata la sua costruzione, il nuovo Castello, fornito di archibugi e di artiglieria, ebbe un presidio di soldati, sotto il comando di un Ufficiale.

Non fu mai una residenza signorile, ma sempre fortezza militare e prigione. Passato al demanio, venne ceduto nel 1884 al Comune di Pizzo. In parte danneggiato dal terremoto del 1783 che distrusse le camere superiori che furono poi riedificate nel 1790 a cura e spese dell’amministrazione ducale. Con decreto del 3 giugno 1892 fu dichiarato Monumento Nazionale. Oggi, alcune delle sue strutture sono andate perdute, mentre per il resto, la costruzione conserva il suo aspetto originario.

Locali nella piazza centrale dove gustare i tartufi di Pizzo

Il Tartufo di Pizzo

Oltre che Castelli e storia, Pizzo offre a tutti i turisti anche lati più allettanti, in particolare per il palato. Infatti, oltre che la possibilità di acquistare molti prodotti tipici calabresi, per tutti i visitatori vi è la possibilità di gustare il famoso Tartufo di Pizzo.

Tartufo di Pizzo

Il tartufo di Pizzo è un prodotto tipico della pasticceria calabrese, ideato qui a Pizzo negli anni 50. Si tratta di una palla di gelato (di diversi gusti creme) che viene modellata a mano intorno ad un cuore cremoso, che può essere cioccolato, caffè, marmellata di fichi, crema di noci o altro. La palla di gelato viene poi guarnita, prima di essere servita, con granella di frutta secca (pistacchi, nocciole, cocco) e cioccolato fondente.

La Chiesa dell’Immacolata

La Chiesa dell’Immacolata fu edificata a Pizzo nel 1570 dalla classe dei commercianti e degli agricoltori. Al suo interno vi sono pregevoli dipinti risalenti al XIX secolo.

La facciata della chiesa della Santa Immacolata

La Chiesa di Maria Immacolata si trova nella zona più frequentata di Pizzo Calabro, dalla parte opposta a quella della terrazza sul mare dove ci sono le gelaterie più famose. La Chiesa, molto ben conservata, nacque nel 1630 per volere della congregazione di commercianti ed agricoltori locali devoti alla Vergine Maria. Restaurata nel 2004 presenta una gradevole facciata dalle tinte chiarissime, con un portale sormontato da un arco a tutto sesto sottolineato dai semiarchi che incorniciano i finestroni laterali del livello superiore: quest’ultimo è dominato dalla statua dell’Immacolata posta al centro in grande risalto in una nicchia ad arco a sesto acuto. L’edificio è sormontato da un crocifisso e dalla torre campanaria laterale. Al suo interno troverete diverse opere d’arte degne di nota, molte delle quali aventi la Vergine per protagonista. Tra queste ricordiamo la statua processionale dell’Immacolata, il quadro raffigurante la Madonna che salva i marinai dal naufragio, l’Annunciazione e diverse statue lignee conservate nella sagrestia.

Autore dell'articolo: Fabio Nelli