Una passeggiata a Lecce di notte

Alcune città, come Lecce, possono avere un fascino particolare, soprattutto se visitate di notte. La tipica colorazione della pietra leccese con cui sono costruiti i monumenti e le loro ricche decorazioni dello stile barocco, creano dei giochi di luci ed ombre che avvolgono il visitatore in un’atmosfera incantata.

Le mura della città di Lecce

Proveniendo da Brindisi, la prima cosa che si ammira, non appena arrivati in città è la bellissima cinta muraria perfettamente conservata realizzata nel XVI secolo . Al di sotto delle mura sono stati recentemente effettuati degli scavi che hanno portato alla luce importanti evidenze del passato di Lecce. Si è trovato infatti il tracciato di una strada romana, la via Traiana Calabra, che prolungava il percorso della via Appia, da Brindisi fino al porto di Otranto, passando per l’antica Lupiae, oggi Lecce.

Mura di Carlo V

Oltre alla strada romana, gli scavi hanno evidenziato anche la presenza di un antico sistema difensivo fino ad oggi sconosciuto. Questo dovrebbe risalire al tempo dell’imperatore Federico II (1198-1250) come suggerito dal documento Reparatio castrorum che testimonia la fortificazione di Lecce negli anni tra il 1241 ed il 1246. Queste strutture poi furono demolite nel XVI secolo per lasciar posto alle nuove mura.

Strada romana

Poco più avanti, fiancheggiando le mura, si legge una grande epigrafe che riporta il nome di don Ferrante Loffredo (1501-1573), patrizio napoletano, valente capitano d’armi e dal 1542 governatore delle provincie di Terra d’Otranto e di Bari. Ferrante era un uomo fidato del viceré Pedro de Toledo (1484-1553) a cui venne affidata la pianificazione del sistema difensivo di Lecce, soprattutto per scongiurare il pericolo proveniente dagli ottomani giunti ormai fino ai Balcani.

Epigrafe sulle mura di Loffredo

Grazie alle opere di questo governatore, la città di Lecce conobbe un nuovo splendore. Fu sotto il suo governo che fu completata la cinta muraria, realizzato il castello di Lecce e molte strade all’interno della città furono pavimentate ed allineate. Opere che portarono Lecce a diventare capoluogo della Puglia nel 1539. Tra le varie costruzioni, a Ferrante Loffredo si deve anche la realizzazione della Porta Napoli.

Lecce di notte - Porta Napoli
Porta Napoli

Porta Napoli

Percorrendo intorno alle mura ci si trova presta davanti ad una maestosa porta chiamata Porta Napoli. Edificata nel 1548, questa porta è un arco trionfale realizzato in onore di Carlo V, che dotò la città di Lecce di un nuovo e complesso sistema difensivo. I lavori furono diretti Ferrante Loffredo e il progetto fu affidato all’architetto militare Gian Giacomo dell’Acaya. La vecchia porta di San Giusto fu quindi sostituita dall’imponente e maestosa Porta Napoli, chiamata così perché da essa partiva la via verso Napoli.

Porta Napoli (particolare )

Oggi la porta, privata dei tratti di mura che la fiancheggiano, costituisce ancora l’accesso principale al centro storico di Lecce. Nel frontone in alto, il timpano reca al centro lo stemma imperiale di Carlo V, con panoplie e trofei militari scolpiti. I segni della vittoria e le spoglie dei nemici sconfitti circondano la maestosa aquila bicipite con l’arma imperiale e riassumono, in tal modo, il contenuto encomiastico e celebrativo della porta che racchiude in sé la volontà di manifestare l’identica politica della città. Sotto il frontone, vi è un’iscrizione che celebra l’imperatore Carlo V come
trionfatore nelle terre americane nelle guerre contro la Francia e nel territorio africano, sterminatore dei Turchi e propagatore della religione cristiana.

Le ricche decorazioni del Barocco Leccese

Anfiteatro Romano

Nella piazza di Sant’Oronzo si può ammirare parzialmente l’antico anfiteatro romano, realizzato tra il I ed il II secolo d.C. Di questo importantissimo monumento, che testimonia l’importanza di Lupiae nel periodo imperiale dell’antica Roma, non se ne avuta mai conoscenza. Fu solo durante gli scavi nei primi anni del Novecento per realizzare il palazzo della Banca d’Italia che vennero alla luce i primi reperti. Durante gli anni successivi, grazie alla volontà dell’archeologo salentino Cosimo De Giorgi, si è scavato il più possibile, portando alla luce parte dell’anfiteatro. Il resto purtroppo rimane nascosto sotto alcuni edifici storici del centro.

Anfiteatro Romano

Piazza del Duomo

Cuore religioso della città di Lecce, Piazza del Duomo sa ammaliare i visitatori con la sua splendida bellezza come capolavoro del barocco leccese.

Piazza del Duomo

Come monumento principale della piazza, vi è la cattedrale di Santa Maria Assunta con il suo maestoso campanile. La chiesa fu realizzata nel 1670 per ordine del vescovo di Lecce Luigi Pappacoda, che incaricò l’architetto leccese Giuseppe Zimbalo, detto lo Zingarello, a ricostruire una nuova cattedrale in stile barocco leccese.

Prospetto laterale della cattedrale con campanile

All’entrata della piazza del Duomo vi è il prospetto laterale della cattedrale e, che risulta molto più decorato rispetto all’entrata principale che si trova invece lateralmente in fondo alla piazza, affacciata all’Episcopio. Questo perché la nuova cattedrale è stata realizzata sulla pianta della chiesa precedente, e data la necessità di valorizzare la piazza del Duomo, si è deciso di valorizzare l’entrata laterale, assolvendo al massimo la funzione scenografica. Anche il campanile fu completato nel 1682 sostituendo quello precedente crollato di epoca normanna.

Facciata principale della Cattedrale con affianco l’Episcopio

Chiesa di Santa Chiara

L’attuale chiesa di Santa Chiara, eretta nel 1687, è stata edificata sull’area di un precedente edificio religioso del XV secolo. La chiesa è stata attribuita all’architetto leccese Giuseppe Cino. La facciata rimasta priva del fastigio superiore, presenta un andamento convesso scandito in due ordini separati da una cornice marcapiano modanata da un motivo a dentelli.
Il registro inferiore accoglie al centro di un elegante portale con stipiti decorati con motivi vegetali e timpano spezzato mistilineo con al centro una ghirlanda floreale sorretta da due angeli e nella parte superiore lo stemma dell’Ordine. Il registro superiore accentua lo slancio verticale raccordandosi all’ordine inferiore con volute e motivi curvilinei.

Chiesa di Santa Chiara

L’edificio presenta una pianta ottagonale allungata con profondo presbiterio coperto con volta a stella. Anche all’interno le pareti sono scandite in due ordini da una cornice continua modanata e decorata con un elegante motivo a dentelli e a festone continuo che asseconda l’andamento dell’ottagono. Lungo le pareti laterali si aprono anche i cori con grate da cui le Clarisse partecipavano alla liturgia. Il monumentale altare maggiore ai cui lati svettano colonne tortili con racemi avvolgenti, completamente decorato con stucchi barocchi, accoglie al centro di una nicchia la statua di Santa Chiara.

Facciata di Santa Chiara

Chiesa di San Matteo di Lecce

La chiesa di San Matteo che vediamo oggi è stata realizzata nella seconda metà del 1600 per volere del vescovo di Lecce Luigi Pappacoda. E’ grazie al volere di questo importante personaggio leccese se oggi possiamo ammirare molte opere come questa in puro barocco leccese. Infatti era sua intenzione rendere la città di Lecce una città-chiesa. Questo edificio sostituì una cappella precedente con annesso convento francescano risalente al Quattrocento. Il progetto della chiesa si deve all’architetto leccese Achille Landucci, che importò nelle sue costruzioni alcuni modelli del barocco italiano di Francesco Borromini e Guarino Guarini, dandogli però uno stile prettamente locale: il barocco leccese.

Chiesa di San Matteo

Lo possiamo riconoscere dall’andamento altamente curvilineo dell’ordine inferiore, tripartito da alte paraste quadrangolari, mentre poderose colonne inquadrano il portale centrale con sopra lo stemma francescano. All’interno della chiesa si trovano molti capolavori scultorei del barocco leccese, come le statue dei Dodici Apostoli realizzate da Placido Buffelli nel 1692 e la statua lignea di San Matteo del napoletano Gaetano Patalano (1691).

Autore dell'articolo: Fabio Nelli