L’Abbazia di Sant’Antimo, nel cuore della Val d’Orcia

Sperduta tra le colline della magnifica Val d’Orcia, nel comune di Montalcino in provincia di Siena, vi è l’Abbazia di Sant’Antimo. Questo antico complesso monastico è tra i più importanti esempi del romanico toscano.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia

La Abbazia di Sant’Antimo

L’Abbazia di Sant’Antimo è una sola grande struttura formata da un complesso di edifici, ognuno risalente a diversi periodi storici. Il nucleo originale, quello più antico, risale ad un periodo compreso tra il V-VI secolo d.C.. Infatti sui resti di una villa romana, fu costruito un piccolo santuario adibito al culto delle reliquie di Sant’Antimo di Arezzo, morto martire nel 352.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Interno della chiesa romanica
Interno della chiesa romanica

Di questa villa romana sono presenti numerosi reperti come un bassorilievo di una cornucopia e alcune colonne poi riutilizzate nella cripta carolingia. Infatti ancora oggi è presente il nucleo di costruzione successivo realizzato intorno al VIII sec, chiamato carolingio di cui fa parte la cripta e la cappella riconoscibile per la sua struttura esterna a pietra nuda e che oggi è adibita a funzioni di sacrestia.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Retro della chiesa e campanile
Retro della chiesa e campanile, con a sinistra la cappella carolingia.

L’ampliamento del nucleo primitivo con una cripta ed una cappella durante il periodo di Carlo Magno sono dovute proprio alla sua posizione geografica. Infatti l’Abbazia si trova sulla via Francigena (“originata dai Franchi”) e Carlo Magno nel 781, di ritorno da Roma, percorse questa strada fino ad arrivare all’Abbazia di Sant’Antimo. Si narra che l’imperatore pose il suo sigillo sull’ampliamento della struttura e sulla formazione del monastero. Anche se forse è leggenda, esiste comunque un documento del 29 dicembre 814, in cui Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, fa doni e aggiunge privilegi al monastero.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia 2
Il monastero deve la sua importanza alla via Francigena

Grazie alla sua posizione, molti pellegrini fanno sosta in questa Abbazia, lasciando numerose offerte. Inoltre i terreni circostanti vanno via via ad entrare a far parte dei possedimenti del monastero. Tanto che poco più avanti, l’abate di Sant’Antimo viene insignito del titolo di conte palatino (conte del Sacro Romano Impero). In un documento imperiale del 1051 si riporta un elenco dei possedimenti dell’abbazia:  96 tra castelli, terreni, poderi e mulini; 85 tra monasteri, chiese, pievi e ospedali dal grossetano al pistoiese passando da Siena e Firenze. Tanto si espanse da diventare padroni anche del castello di Montalcino.

Montalcino - Il castello
Il castello di Montalcino

La parte romanica della chiesa, quello che oggi è la parte principale dell’Abbazia, si deve proprio a questo periodo di ricchezza e prosperità. Siamo nel 1118, e l’abate Guidone decide di realizzare una nuova chiesa che fosse all’altezza dell’importanza del monastero. Ispirandosi alla grandi abbazie benedettine di Cluny e quella di Vignory, l’abate richiama a sé molti architetti francesi per realizzare il progetto della nuova chiesa. Il progetto previde l’inglobamento di molte parti già preesistenti (grazie a questo ancora oggi visibili) e la costruzione della chiesa fu molto rapida e i lavori terminarono nella metà del secolo XII.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Facciata e parte frontale dell'abbazia
Facciata e parte frontale dell’abbazia

Il declino dell’Abbazia

Gli anni passano, e la fine del medio evo comincia a farsi intravedere in Italia, con la nascita dei Comuni. In Toscana città come Siena e Firenze, cominciano a crescere e ad arricchirsi, divenendo via via i centri di potere della regione. La vicina Siena, sempre in contrasto con Firenze, non potendosi espandere più verso nord, puntò i suoi nuovi obiettivi verso meridione. Le lotte portarono, nel 1212, alla perdita del territorio di Montalcino da parte dell’Abbazia a favore di Siena, e successivamente molti altri centri e terreni. Alla fine, nel 1293 i possedimenti dell’Abbazia erano solo un piccolissima parte di quelli originali.

Perse quindi gran parte delle fonti di ricchezza, il monastero cominciò a conoscere un periodo di declino, via via sempre più evidente, tanto da spingere il papa Pio II nel 1462 a sopprimere l’abbazia, donandone i beni rimasti alla diocesi di Montalcino-Pienza. Nei pochi anni successivi, l’abbazia fu completamente abbandonata.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - vecchie parti della abbazia senza copertura del tetto
vecchie parti della abbazia senza copertura del tetto

La riscoperta dell’Abbazia e la sua rinascita

Nel 1870, a seguito dell’Unità d’Italia, l’abbazia viene registrata tra le ricchezze architettoniche da tutelare da parte delle Belle Arti.  Iniziano così delle campagne di restauro che riportano alla luce l’antica struttura nei suoi momenti di splendore.

Abbazia di Sant'Antimo in Val d'Orcia - Particolare di un capitello
Particolare di un capitello

La bellezza del luogo ha inspirato Franco Zeffirelli a girare alcune scene del film Fratello sole e sorella luna (1970-1973).  Tanto è il successo che il Vescovo decise di ricostituire una attività monastica nel luogo. Dapprima furono incaricati alcuni monaci premostratensi ad occuparsi del luogo, e nel 2016 sono poi subentrati i benedettini olivetani provenienti dalla vicina Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.

Autore dell'articolo: Fabio Nelli